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Storia del Judo

Per poter comprendere la storia del Judo è fondamentale saper distinguere le date che vengono indicate negli annali del Judo perché differenti dal sistema di datazione occidentale. Il Judo trova la sua origine in Giappone dove il sistema di datazione è molto irregolare in quanto dipende strettamente dai periodi di vita dei differenti imperatori che nel tempo si avvicendano. Ogni imperatore dà un nome all’era in cui è vissuto.

Il Judo nasce direttamente dal “Ju Jitsu”, vecchia arte della tipica lotta giapponese, della quale si hanno le prime notizie sin dal XIII secolo, nelle cronache del Giappone (nihon shoki).

Tra il 1392 ed il 1573, il Ju-Jitsu acquisisce la sua importanza, ed è in questa epoca storica, fra lotte feudali, disordini e caos sociali, che nascono le scuole yawara, tai-jitsu, wa-jitsu, ecc… Fra queste scuole la più rappresentativa è la “Take no uchi”.

Tra il 1615 ed il 1868, a causa della notevole stabilità politica, si ebbe un periodo di pace e tranquillità che spinse i samurai ad abbandonare i campi di battaglia in favore delle palestre (dojo), nelle quali venne sviluppato e studiato il Ju-Jitsu nella sua vera essenza e completezza.

Nel XVII secolo, il Ju-Jitsu attraversa il suo periodo migliore. In questo periodo, infatti, vennero fondate diverse scuole nelle quali, come metodo di insegnamento, si adottava il trionfo su un avversario, armato o disarmato, a dimostrazione che il vecchio Ju-Jitsu includeva tecniche di attacco con le mani. In modo particolare, tre di queste scuole suddivisero ed ordinarono le tecniche del Ju-Jitsu dando loro una classificazione:

  • La scuola Tenjin Shinyo Ryu codifica tutte le tecniche di controllo (Katame waza), di strangolamento (Shime waza) e le tecniche del colpire con alcune parti del proprio corpo (Atemi waza);
  • La scuola Yoshin Ryu classifica le tecniche di proiezione (Nage waza);
  • La scuola Kito Ryu che il maestro Kano ha immortalato tramite la dimostrazione delle cose antiche (Koshiki No Kata).

Il fondatore del Judo moderno attinse, appunto, da queste scuole per gettare le prime basi.

Durante il 1868, anno della restaurazione dell’Impero Meiji, il Giappone aprì le frontiere a tutte le influenze straniere, trascurando quelle che erano le proprie tradizioni, e dunque tutte le arti marziali (budo) persero il loro prestigio. Molte furono le scuole di Ju-Jitsu costrette a chiudere per la mancanza di allievi sottratti dalla ventata di modernismo. Fu proprio in questo disordine che il Maestro Kano emerse.

Jigoro Kano, fondatore del Judo Kodokan

Il fondatore del Judo Kodokan è Jigoro Kano (figlio di Kano Mareshiba funzionario dell’amministrazione militare), nato il 28 ottobre di Man-en (corrispondente al 1860) a Mikage di Hyogo.

Fin da piccolo, Jigoro Kano era soprannominato “Nobu-no-suke” (derivato dal nome di un samurai di piccola taglia), in quanto alla sua apparenza di bambino fragile e delicato.

Jigoro era considerato un bambino prodigio per i continui successi riportati a scuola, tuttavia non avveniva lo stesso negli esercizi fisici e spesso subiva molestie dai suoi compagni, gelosi della sua bravura.

Entrò nella Scuola di Studi Britannici presso il bosco di Shiba a Tokyo nel 6° anno di Meiji (era il 1873) periodo in cui decise di prendere lezioni di Ju-Jitsu. Il padre si mostrò assolutamente contrario a questa sua volontà perché riteneva che non fosse utile per un giovane prossimo alla laurea. Fu così che Jigoro Kano fu costretto ad allenarsi di nascosto con un amico fin quando non riuscì a divenire allievo di Fukuda Hachinosuke di Teshin-shin’yo-ryu-jiujutsu. Dopo le lezioni nel dojo, i suoi allenamenti proseguivano con il suo fedele domestico Tsunejiro Tomita.

Jigoro continuava a nascondere alla famiglia anche il vero motivo che lo aveva spinto a praticare il Ju-Jitsu e cioè la necessità di difendersi dai soprusi dei compagni.

Durante gli allenamenti, Kano era dedito ad un’attenta osservazione dei movimenti di Fukushima, jiu-jutsuka esperto molto forte e dal fisico possente. Inoltre si documentava continuamente sugli esercizi fisici per irrobustirsi ordinando libri dall’Inghilterra in quanto, a quell’epoca, in Giappone gli insegnanti non avevano idea dei benefici che si potessero trarre da un allenamento mirato e non esistevano neanche biblioteche documentate sull’argomento.

Fu così che un giorno Jigoro Kano arrivò a sfidare Kenkichi, un allievo più anziano. Mentre questi si protendeva in avanti per fare la presa, Jigoro afferrò la manica infilando un braccio tra le gambe e cadendo su un ginocchio. Fu così che Jigoro creò Kinu-katsugi (oggi evoluta in Kata Guruma).

Il primo dojo nacque grazie ai primi stipendi da professore di Jigoro Kano, che ottenne la cattedra di Economia Politica del Gakushuin (Scuola dei Pari), e con traduzioni da lui fatte per conto del Ministero della Pubblica Istruzione.

Quando fu terminata la costruzione del primo dojo (che era costituito da 12 tatami) il Ju-Jitsu cominciava a suscitare un certo interesse anche nelle classi colte (che prima la consideravano una pratica violenta e volgare).

Nel 1882 Kano decise di dare il nome “Judo” alla disciplina che veniva praticata nel suo dojo, ormai profondamente diversa dal Ju-Jitsu. Nel 1922, durante una grande festa nazionale, Jigoro Kano presentò il Judo completo nei suoi mezzi e nei suoi scopi all’Imperatore.

Si può pensare, così, di indicare come anno di nascita del Judo proprio il 1922.

Fu invece durante il terzo Kodokan (1883-1887) che venne inaugurato il “Libro del Giuramento” in cui gli atleti dovevano apporre una firma in ordine di iscrizione. L’impegno richiesto era il seguente:

  • “chiedo l’insegnamento del judo, che non smetterò di esercitare senza un motivo valido”;
  • “prometto di non disonorare la scuola”;
  • “prometto di non insegnare senza autorizzazione”;
  • “prometto di non divulgare o vendere i segreti”;
  • “prometto di seguire le regole del dojo anche dopo aver ottenuto il diploma di insegnamento”.

Durante il quarto Kodokan (1887-1890), Jigoro Kano programmò una serie di conferenze in cui spiegava le basi teoriche del judo secondo tre differenti livelli di impegno:

  1. Shobu-Ho: E’ definito il Judo inferiore (oggi il Judo agonistico), nel quale si dà forte importanza al combattimento;
  2. Rentai-Ho: Costituisce il Judo medio ed equivale al Judo come attività fisica per la formazione del corpo;
  3. Suishin-Ho: E’ il Judo superiore, il Judo per eccellenza. Il Judo come Princìpio morale che propone il fine di rendersi utili nella Società.

Inoltre il Judo si differenziava dal Ju-Jitsu per il “miglior impiego dell’energia”, ottenuto sfruttando le leggi della meccanica e non facendo affidamento alla sola forza fisica. I principi del Judo si esprimevano sin dal principio anche nella lotta a terra (Ne-Waza) oltre che nel combattimento in piedi (Nage-Waza).

Per migliorare la diffusione del Judo e per poter lasciare memoria dell’origine e dei principi delle tecniche di Judo, Jigoro Kano formulò i Kata, ovvero le forme (o esercizi) che contengono i principi di azione, che sono rimasti pressocchè invariati fino ad oggi.

I Kata del Judo Kodokan sono sette:

  • Nage-No-Kata: forme dei lanci;
  • Katame-No-Kata: forme dei controlli;
  • Kime-No-Kata: o Shiken-shobu-no-Kata, forme dell’intenzione;
  • Ju-No-Kata: forme dell’adattabilità (o della cedevolezza);
  • Koshiki-No-Kata: o Kito-ryu-no-Kata, forme antiche;
  • ItsutsuNo-Kata: forma dei cinque;
  • SeiRyoku-Zen’yo-Kokumin-Taiku-No-Kata: forme dell’educazione fisica nazionale secondo il miglior impiego dell’energia.

In realtà oggi la pratica dell’ultimo Kata è stata sostituita dalla pratica dello Ippan-Jo-Goshin-No-Kata (oggi noto come Kodokan-Goshin-Jutsu, Kata di difesa personale insieme al Fujoshi-Jo-Goshin-No-Kata) che dimostra l’influenza derivata dall’incontro di Kano con Ueshiba, fondatore dell’Aikido.

Nel 1909 il Judo ebbe il riconoscimento del Comitato Olimpico. Jigoro Kano muore il 4 maggio del 1938 a bordo della Hikawa-maru di polmonite.

Donato Di Pierro, Judo Tecnico, 2a edizione [2019]

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