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I Princìpi delle Difese

Il Judo è una disciplina basata sulla forza dell’avversario, infatti ognuna delle tecniche presentate sia in Tachi – Waza che in Ne – Waza, tiene conto dello squilibrio (Kuzushi) e della particolare posizione assunta dall’avversario.

Per poter meglio comprendere quali sono le possibilità di successo di ogni tecnica nelle diverse situazioni, si rende necessario uno studio delle difese che viene necessariamente effettuato dal punto di vista di Uke.

Le difese nel Judo sono distinte in tre grandi categorie:

  • Ju – Yavara, indica la cedevolezza, il cedere, l’assecondare la direzione imposta da Tori per sfruttare la sua azione e possibilmente contrattaccare nella stessa direzione. E’ il principio alla base di tutto il Judo.
  • Go – No – Bogyo, indica il rompere, bloccare la tecnica di Tori, irrigidendo il corpo ed imponendo la massima resistenza possibile alla forza di Tori. Da un punto di vista psicologico, in una competizione sportiva, si rivela essere fortemente distruttiva, poiché chi sta attaccando, vedendo bloccarsi qualsiasi tipo di attacco si scoraggia e crede di trovarsi di fronte un avversario molto più forte di quello che in realtà può essere.
  • Chowa – No – Bogyo, indica la schivata pura, con la quale Uke evita la tecnica ancor prima che questa sia effettuata, senza affrontare Tori. Questa difesa è, a sua volta, distinta in base alla direzione di schivata in:
    • Nami, quando Uke schiva seguendo la direzione di attacco di Tori;
    • Gyaku, quando Uke schiva nella direzione opposta a quella di attacco.

Proporre l’allenamento delle difese costituisce un valido strumento per la preparazione alle gare agonistiche (Shiai). L’obiettivo da porsi in questo tipo di lavoro ed in quello che segue sui contrattacchi, deve seguire il principio di Mu – Shin (mente vuota) in cui l’atleta, divenendo padrone di tutte le tecniche e dei princìpi esposti, li porta ad essere parte integrante di sé, per cui la maggior parte delle sue azioni saranno come mosse dall’istinto: infatti, tramite le prese egli dovrà riuscire a “sentire” che l’avversario si sta accingendo ad attaccare (sentire non sentendo), dovrà riuscire a “vedere” la tecnica ancor prima che questa venga eseguita per poterla schivare e contrattaccare (vedere non vedendo) e, soprattutto, egli dovrà trovare una soluzione nell’immediato ancor prima di subire l’attacco (pensare non pensando).

Solo una volta che l’atleta riuscirà a lavorare avendo compreso tali princìpi, egli riuscirà ad esprimere il concetto più alto del Judo, riuscirà ad “agire non agendo”, ovvero non rendendosi conto di ciò che sta facendo ma trovandosi sempre nel giusto perché comunque egli manterrà il controllo delle proprie emozioni e della propria forza fisica.

Donato Di Pierro, Judo Tecnico, 2a edizione [2019]

Published in03-Nage Waza

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