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I Princìpi dinamici di Proiezione

Nell’ultima fase di esecuzione di una tecnica (sia essa eseguita in situazione statica che dinamica), intervengono i diversi princìpi dinamici di proiezione. Questi princìpi permettono di classificare le tecniche, e descrivono quella che è la causa della proiezione.

E’ possibile distinguere nove diversi princìpi dinamici di proiezione:

  1. Nage. Significa lancio, proiezione. Le tecniche che dipendono da questo principio, si concludono con una fase di vero e proprio lancio dell’avversario sul tatami.
  2. Otoshi. Significa rovesciamento. Si verifica quando si esegue una tecnica di rovesciamento, durante la quale il corpo dell’avversario esegue una rotazione completa attorno al suo baricentro.
  3. Tsurikomi. Tradotto in “tirare sollevando”. E’ un principio che si può sfruttare appieno quando l’avversario tende ad alzarsi rispetto alla posizione Jigo – Hontai. Viene eseguito accompagnando alla trazione orizzontale delle braccia, una trazione verso l’alto a simulare un sollevamento (azione di “pescaggio”).
  4. Kuruma. Significa ruota. Indica il principio dinamico di proiezione che lega tutte le tecniche che durante l’esecuzione portano Tori a far eseguire una rotazione.
  5. Gari. Significa falciata. E’ un movimento che viene effettuato con il piede sulle caviglie dell’avversario. Serve a “sradicare” il piede maggiormente caricato del peso dell’avversario dal tatami.
  6. Gake. Significa agganciare. E’ simile al principio Gari, con la differenza che il piede di Tori va ad agganciare la caviglia o la gamba di Uke.
  7. Harai (o Barai). Significa “spazzare”. Viene sfruttato fortemente il movimento dell’avversario e, se possibile, anticipato, in maniera tale da portar via l’appoggio che Uke sta creando con il piede che sta per essere appoggiato sul tatami.
  8. Sutemi. Significa “lasciarsi cadere”. E’ il principio che interviene nelle tecniche di sacrificio. Tori cade per primo in modo tale da creare un ostacolo per Uke, che sarà costretto a cadere.
  9. Makikomi. Significa avvolgimento, arrotolamento. Si sfrutta lo squilibrio di Uke avvolgendosi all’interno rispetto alle prese, e trascinando nella caduta Uke stesso.

Lo studio degli squilibri, delle tecniche, delle forme di entrata e dei princìpi dinamici di proiezione, porta inevitabilmente ad una certa complessità nella pratica del Judo. Per ogni tecnica, infatti, un buon judoka dovrebbe saper cogliere il significato, l’opportunità che si presenta (o procurarsene una), per poterla eseguire in qualsiasi situazione, con il minor dispendio di energie.

Una volta completato questo studio su tutte le tecniche, bisognerà studiare la situazione dal punto di vista di Uke, di colui che subisce. In questa maniera si potranno analizzare situazioni ben più complesse in cui le tecniche vengono combinate in successione (Renraku – Waza) o costituiscono un contrattacco (Kaeshi – Waza).

Donato Di Pierro, Judo Tecnico, 2a edizione [2019]

Published in03-Nage Waza

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